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Colazione chimica

26 Ott

Antibiotico?
“Celo”
Antinfiammatorio?
“Celo”
Antidepressivo?
“Celo”

Sono in ordine, uno affianco all’altro. Tanto per non farsi mancare niente, metto capofila anche la tazzina di caffé… doppio. Tutti prescritti dal medico eh, niente da dire. Però l’effetto che fanno, lì, tutti insieme, è abbastanza impressionante.

“A cosa serve aver smesso di fumare se poi mi devo sparare tutta sta roba in corpo?”

Da domanda retorica a domanda esistenziale:

“E adesso quale mi faccio per primo?”

La pasticca di antidepressivo è più piccola. Andiamo con quella, così mi scaldo. Pasticca, acqua, ingoio, giù.

Siluro due: l’antibiotico. Pasticca, acqua, ingoio, giù.

Antinfiammatorio: polvere diluita, acqua, giù.

Ora la goduria: doppio caffé. Evvai.

Guardo il vecchio posacenere che mi regalarono nel Natale del 1998, ancora lo ricordo. È in pensione ormai da 7 mesi, il posacenere. Guardo le confezioni usate delle medicine. Una sembra quella degli Hatù… l’idea mi fa scorrere un brivido di disgusto lungo la schiena. Riguardo il posacenere, compagno di tante nottate insonni.

“Fanculo” Continua a leggere

Sveglia: caffé, barba e bidet

23 Ott

“Cazzo da Imperatrice!”

Lo diceva il poeta, lo esclamo ora  io, David Fante (per gli amici), al primo suono della sveglia.

“Mmmmmmmm”

Ci provo ma non riesco. La mano destra è morta, schiacciata tutta la notte sotto il panzone che mi ritrovo, altro che six feet under. I primi rivoli di sangue, ora che è libera, cercano di irrorare i polpastrelli. Ma il tempo passa e quella cazzo di sveglia continua a suonare senza che riesca a spegnerla.

“Fanc…”

Ogni tentativo è inutile. La sveglia suona, la mano non risponde. Tanto vale alzar il culo con un balzo (che di felino ha nulla). Nonostante la resistenza della forza di gravità e delle membra intorpidite, il gesto si conclude con discreto successo. Accendo la luce, con la sinistra obviously. Inizia una nuova fottutissima giornata, anche oggi si parto con l’obiettivo di vendere, circumnavigando la volontà e la ragione altrui, il merdosissimo prodotto di quelli che ogni mese mi ficcano 2 lire di stipendio nel conto corrente. Cristo!

Pisciata, caffé, spazzolino, pettine e vestiti da damerino per fingere di essere una persona seria. Tutto col pilota automatico, senza pensare, esattamente come passo le mie ore a partire dal momento in cui indosso la maschera del venditore.

La sveglia continua a suonare, ha vinto la battaglia e ora anche la guerra. Ormai è diventato un rumore di fondo quel suono. Ci ho rinunciato: che suoni la bastarda. Sbam. La porta si chiude alle spalle.