Archive | novembre, 2010

Oltre il vetro: cani e comunisti veneti!

24 Nov

Shift effe tre

22 Nov

Certo, all’Accademia della Crusca non mi prenderanno mai.

Certo, “grammatica” era l’unica ora di “italiano” che alle medie odiavo fare: l’analisi logica e grammaticale popolavano a frotte i miei incubi.

Certo, l’utilizzo di un registro linguistico rispetto ad un altro in grandissima parte, citando Mons. Fisichella, dipende dal contesto E allora: siamo su internet? Siamo sul digitale? Non rompere le palle (direte).

Ma, a vostro uso e consumo, se scrivete testi con Word (e vi pregherei, comunque, di non farlo) e dovete utilizzare la terza persona singolare del verbo essere, modo indicativo, tempo presente, in maiuscolo (è): non scrivete “E apostrofo“! (E’). Scrivere tal verbo in minuscolo (è), poi selezionate la lettera e cliccate SHIFT+F3. Meraviglia delle meraviglie, comparirà questo splendido esemplare: È.

Romeno picchia e manda in coma infermiera 32enne

21 Nov

“Magrebino picchia moglie e figli”, “Romeno arrabbiato spacca la porta di un ristorante”, “Blitz della Finanza in una pelletteria abusiva di cinesi”. Titoli di giornale come se ne leggono tanti. Titoli che suscitano indignazione e rancore, ma non contro quel magrebino, romeno o cinese che hanno combinato il guaio, bensì contro i magrebini, i romeni e i cinesi tutti. È un meccanismo automatico che pure è conosciuto sia dai giornalisti, che lo sfruttano, sia dai lettori, che stanno al gioco. E allora tutti i serbi, ad esempio, diventano da un giorno all’altro come quel cretino di Ivan, l’ultrà teppista che si mette il passamontagna per non farsi riconoscere e poi lascia scoperte le braccia tatuatissime, il quale guidò gli scontri prima e dopo Italia – Serbia a Genova.

Vabbé, giornalisti “brutta categoria” (“brutta razza” in questo frangente mi parrebbe espressione fuori luogo), direte voi, ma io provo una difesa d’ufficio: in fondo in fondo quel padre violento era effettivamente un magrebino? Sì. Per cui l’informazione non è scorretta, io, giornalista, il mio lavoro professionalmente l’ho fatto bene. E poi di quel tizio il nome non si conosce, in qualche modo dovrò chiamarlo mica posso scrivere: “Uomo picchia moglie e figli”. Oggettivamente queste eccezioni sono corrette.

Però mi domando allora perché se uno picchia la moglie è un magrebino, mentre se rimane ucciso in un incidente, magari causato da un italiano, è un operaio (“Schianto mortale. Muore operaio”) o un soggetto sottinteso (“Travolto e ucciso da una jeep lungo la strada”)? Continua a leggere

Vicenza, ti voglio bene

18 Nov

Sono un veronese atipico. Molto atipico. Sarà che la mia famiglia è originaria tutta da Vicenza e provincia. Sarà che la mia cuginetta preferita vive a Vicenza. Sarà che i miei a casa paralvano il dialetto vicentino e per cui io dico “tosi” (“ragazzi” in vicentino) e non “butei” (“ragazzi” in veronese) e dico “ghe xé” (“c’è” in vicentino) e non “ghé” (“c’è” in veronese). Sarà che non ho mai amato l’Hellas ma sempre il Chievo. Sarà che io sono strano… sarà…

Però difficile non commuoversi andando a Vicenza e vedendo che la gente per strada, al posto di guardare avanti, volge la testa e guarda in direzione del fiume. Lo guarda con una faccia triste e incredula, come di chi si è sentito tradito dall’amico più caro.

Difficile non commuoversi davanti ai segni della piena che ancora raccontano l’alluvione, ai sacchetti della Protezione Civile ai piedi dei palazzi, al ponte Pusterla chiuso e transennato assieme ai suoi negozi e negozianti, agli uffici che ancora oggi pompano fuori l’acqua dagli scantinati.

E poi… e poi c’è questo:

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Odio et amo

16 Nov

Odio l’Inghilterra, amo gli inglesi
Odio i francesi, amo la Francia
Odio gli slovacchi, amo le slovacche

Ti aspetto anche domani notte

14 Nov

Sabato sera solo. Con Valerie l’ultimo litigio è stato l’ultimo davvero (anche se in realtà è la terza volta in 7 anni che lo penso). Ora non ci parleremo per un paio di mesi almeno e poi lei ricomincierà a rifrequentare i posti che io bazzico con regolarità svizzero-giapponese. Vabbé. Siamo un pò come un ciclo a ripetizione della vicenda peccaminosa (scopare per scopare, e basta) di Cameron e Chase in certe puntate di Dr. House. Solo che sto giro la bionda è la “lei”.

Comunque, Valerie a parte, neanche Martina non s’è più vista. La prossima riunione con tutti i dipendenti di tutti i reparti sarà fra una ventina di giorni, chissà se lei avrà avuto il rinnovo nel frattempo. In fondo questi contratti a scadenza sono una metafora niente male della vita sentimentale di quelli come me (intendo quelli cazzoni come me, mica quelli sciupafemmine): 2-3 mesi, se va bene altri 2-3 e poi cambio, via con un’altra meno dispendiosa. Non economicamente, intendo, ma emotivamente (non sono arrivato a quel punto per fortuna… ancora…).

Sono solo che cammino per strada. C’è un vernissage. Mi viene in mente uno di quei film di Woody Allen dove ci si trova ad una mostra a parlare di quanto interessante era la pippa mentale che sta dietro una scultura dimmerda. Comunque, l’arte mi piace, il buffet lo intravedo in fondo a destra (Gaber diceva che in quella zona c’era il cesso, dovrei prenderlo come un brutto segno?) e per cui mi ci tuffo. Niente birra. Vabbé, sono un bifolco, cerco la birra anche nel luogo più radical-chic della città. Comunque le bollicine della Franciacorta non son niente male.

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“No, rimpiango gnente”… ecco, inizia va…

8 Nov

Califano: «Chiedo la legge Bacchelli
Adesso sono diventato povero»

Corriere della Sera, 8 novembre 2010

I soldi devono essere dati agli artisti che, nonostante la loro opera sia di riconosciuto livello artistico/culturale, non ce la fanno a tirare avanti perché viviamo in un mondo dominato da ignoranti e imbecilli.

Se Califano i soldi li ha fatti e li ha buttati via, sono anche cazzacci suoi. Se danno la Bacchelli a lui, dopo quel che è successo a Pompei (per restare in tema “arte e soldi”), poi non venga nessuno mai più a parlarmi di meritocrazia.