Tacco 12

31 Ott

Dalla locandina di Quo Vadis Baby di Gabriele SalvatoresNon è credibile. Me lo dico da solo. Non è credibile. In fin dei conti potrebbe anche non star succedendo. E invece sì.

No, non si tratta di alieni o UFO (purtroppo). Non c’è nemmeno un ragno radiattivo nell’intento di mordermi e riempirmi di superpoteri (per fortuna). Sono appena entrato nel solito locale con Valerie. Da 3 mesi non ci vedevamo, abbiamo passato dei bei momenti insieme in passato. Ci stiamo riprovando, ma la minestra riscaldata proprio no, con me non funziona. Anche se faccio fatica a ricordare delle notti più calde rispetto a quelle passate con Valerie. E lei è ancora uno schianto, fisicamente parlando è una bomba sexy che cammina su tacco 12. Ma non basta.

Non è “Valerie non mi tira più” a non essere credibile però (se la vedeste, potreste benissimo pensarlo comunque). È che nel mentre guardo per la 72a volta l’orologio sperando che mi venga in mente una scusa per tirare il pacco a Valerie, penso a Martina. L’ho vista solo due volte: quando si è presentata in ufficio per il colloquio per lo stage e quando ha partecipato a una delle più noiose riunioni del mondo in cui lei, ultima arrivata, prendeva appunti come la prima della classe al liceo.

Me lo dico da solo: non è Claudia Schiffer (questi sono i miei termini di paragone). Capelli corti, castani, occhi scuri ma non intensi, bocca sottile, qualche brufoletto ancora, di una che i 20 anni li ha superati al massimo da 12 mesi. Fisico? Boh, veste accollatissima e bracalona. Va bé, insomma, il contrario di Valerie. Però come l’ho vista ho pensato: “Ha un che!”, non so cosa vuol dire (direbbe Jack Black), ma ha un che. Però finita lì

Comunque, sto pensando a lei e me la becco lì, nel solito locale. Cioé, io lì ci vado almeno un paio di volte a settimana. Almeno. E: mai vista. E: non posso non averla notata. Ok, ho appena detto che è una che non si nota, ma io l’avrei notata visto che ha un che. Sinceramente non so che fare. Lei è con tre amiche (tutte femmine, non nascondo che la cosa mi ha fatto piacere) e oltre ad un:

“David, piacere”

“Martina”

niente ci fu. In fondo, poi, sono lì con una supersofisticata con tacco 12. Di cui nulla mi frega, ok, ma lei mica lo sa. Ecco, parlo già come se lei non desiderasse altro nella vita che stare con me. Pippe mentali a parte: non voglio irrompere nella sua serata e non voglio che mi veda con Valerie.

Merda! Valerie prende proprio il corridoio che passa a fianco al suo tavolo. Merda. Finta di niente. L’unica soluzione è far finta di niente sperando che non mi chiami. Camminiamo. Le passiamo a fianco. Con un gesto della testa fingo di salutare un mio amico, che ovviamente, oltre a non esistere, si trova da tutt’altra parte rispetto a Martina. Lei non mi chiama. Non mi avrà visto (perché ovviamente se mi avesse visto mi sarebbe saltata addosso baciandomi pazzamente… ovviamente). Io procedo sicuro e fiero, neanche fossi sul red carpet degli Oscar. Ci sediamo nel primo tavolo libero e io do le spalle a Martina: siamo abbastanza lontani e lei, per uscire, poi, dovrà andare da tutt’altra parte.

Io ordino una birra rossa, Valerie il solito mojito. Lei, sarà per l’alcol, fa la smorfiosetta e mi cerca con la mano. Io sento lo sguardo di Martina alle spalle (pippa mentale go on). Evito la mano, con unghie ineccepibili, di Valerie con una scusa:

“Giovanna, scusa, mi puoi portare un pò di ghiaccio?”

La birra va. Buona. D’altra parte, perché frequentare un locale dove la birra fa schifo? Masochista ok, ma non esageriamo. A proposito di masochista: le tette di Valerie mi guardano negli occhi ma io le snobbo (me ne pentirò sicuramente un giorno).

“Ehi, io sono qui.”

Mi dice Valerie tirandomi su il mento con una piccola sberletta. La guardo in viso e subito vengo distratto ma non dalle sue tette, come avviene al solito e anche qualche secondo fa, ma dal riflesso di Martina sulla vetrina del locale che sta proprio alle spalle di Valerie. Martina, realmente, non la vedo. Vedo il suo profilo sfuocato. Lei non può vedere me, sono impallato dalla chioma fluente di Valerie. Sono distratto e un pensiero inizia a trapanarmi il cervellino: ma prima, Martina, non mi ha visto o mi ha visto e non mi ha voluto salutare o mi ha visto e non ricorda il mio nome?

“Giò, mi fai un’altra birra?”

Il solito rifugio, caro amato luppolo. Valerie mi parla, io annuisco fingendo di capire qualcosa. “Ma quando ci siamo presentati le ho detto il mio nome, me lo ricordo. Ok, non ci siamo dati il doppio bacino d’usanza, ma magari lei è timida, non è che le faccio ribrezzo…”. Tracanno la birra senza gustarne una goccia, guardo il vetro, lei è ancora la con le amiche (tutte femmine, lo ri-noto, mi da un pò di fiducia ‘sta cosa). “No, non mi ha proprio visto, di sicuro. Magari si stava guardando le gambe scoperte della Valerie notando quanto fosse zoccola”, penso.

Ho deciso, ora mi giro per ordinare un’altra birra e, fingendo di notarla solo adesso, vado a salutarla.

“Giov…”

La mia testa fa mezzo giro. Martina non c’è più. Il trapano fa un rumore assordante. Per fortuna la conversazione con Valerie l’avevo già data per persa appena era cominciata. Guardo il suo mojito. Spero lo finisca presto. Voglio andare a casa a dormire. E fanculo il tacco 12.

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2 Risposte to “Tacco 12”

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  1. Last Night di Massy Tadjedin « Un Blog Molto Volgare - 7 novembre 2010

    […] hall del cinema avrei voluto mettere al muro e prendermi tutto della ragazza, sempre Valerie, che avevo sotto […]

  2. Ti aspetto anche domani notte « Un Blog Molto Volgare - 14 novembre 2010

    […] Valerie a parte, neanche Martina non s’è più vista. La prossima riunione con tutti i dipendenti di tutti i reparti sarà fra […]

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