Colazione chimica

26 Ott

Antibiotico?
“Celo”
Antinfiammatorio?
“Celo”
Antidepressivo?
“Celo”

Sono in ordine, uno affianco all’altro. Tanto per non farsi mancare niente, metto capofila anche la tazzina di caffé… doppio. Tutti prescritti dal medico eh, niente da dire. Però l’effetto che fanno, lì, tutti insieme, è abbastanza impressionante.

“A cosa serve aver smesso di fumare se poi mi devo sparare tutta sta roba in corpo?”

Da domanda retorica a domanda esistenziale:

“E adesso quale mi faccio per primo?”

La pasticca di antidepressivo è più piccola. Andiamo con quella, così mi scaldo. Pasticca, acqua, ingoio, giù.

Siluro due: l’antibiotico. Pasticca, acqua, ingoio, giù.

Antinfiammatorio: polvere diluita, acqua, giù.

Ora la goduria: doppio caffé. Evvai.

Guardo il vecchio posacenere che mi regalarono nel Natale del 1998, ancora lo ricordo. È in pensione ormai da 7 mesi, il posacenere. Guardo le confezioni usate delle medicine. Una sembra quella degli Hatù… l’idea mi fa scorrere un brivido di disgusto lungo la schiena. Riguardo il posacenere, compagno di tante nottate insonni.

“Fanculo”

A pensare a certe robe, meglio andare a lavorare. Allora esco – sbam – con un tarlo in testa. E scava quel maledetto tarlo, scava. Sceso dalla macchina, ci sono 300 metri da fare a piedi.

“L’iPod a casa, minchia!”

Quei 300 metri sembrano 300 chilometri senza musica. Camminare senza scopo, se non quello di entrare in ufficio (quindi senza scopo), è una fatica immensa. Fa venire da pensare. E a certe ore della mattina, con il gusto chimico dell’antibiotico ancora in bocca, pensare non è la cosa migliore da fare.

Passa una signora bionda. Ha superato i 40 da un pezzo, ma ha un’andatura talmente ondeggiante (intendo il culo, sì), che ci rimango: sono totalmente ipnotizzato. Lei mi cammina davanti, non può vedermi. Alzo lo sguardo verso l’elegante cappottino rosso che le arriva appena appena alla vita. Le spalle sono strette e tonde, la chioma bionda, liscissima, ondeggia a ritmo alternato rispetto al resto del corpo, come a voler equilibrare quel donnino ipnotico.

Guardo il lobo del suo orecchio destro, quando sullo sfondo passa un meteorite infuocato.

Ecco che l’antidepressivo ha fatto conflitto con l’antinfiammatorio, penso. Invece il meteorite c’è davvero. È la punta della sigaretta che Cappottino Rosso stava portando dal fianco alla bocca con la sua mano destra.

“Scusi, ha una sigaretta?”

“Chi l’ha detto? Sarò mica stato io?”, mi fa la mia testa, subito dopo che la bocca aveva chiesto la cicca. Gli occhi tradiscono quel mio smarrimento, lei però non lo nota e nel frattempo la mia testa si auto-rispose: “Cazzo sì, sono stato io”.

La bionda si gira, era meglio da dietro.

“S-sì”

Disse lei.

Cicca, fuoco, fumo.

Le donne sono la mia rovina.

“Fffff, grazie signora”

Le amo!

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